Il tumore del testicolo nasce nella grande maggioranza dei casi dalle cellule germinali, quelle che producono gli spermatozoi. Si distinguono due grandi famiglie: i seminomi e i non seminomi, che hanno comportamento e terapie in parte diversi.
In Italia si registrano circa 2.000 nuove diagnosi l'anno, poco più dell'1% dei tumori maschili. È però il tumore più frequente tra i 15 e i 40 anni, e per questo riguarda ragazzi e uomini nel pieno della vita lavorativa e familiare.
Grazie alla chirurgia, alla chemioterapia e alla radioterapia, oggi la grande maggioranza dei pazienti guarisce, anche quando la malattia è già diffusa. Riconoscerlo presto con l'autopalpazione rende le cure più semplici e meno pesanti.
Un testicolo non disceso nello scroto alla nascita è il principale fattore di rischio noto, anche dopo la correzione chirurgica. Per questo i controlli del neonato e del bambino sono importanti.
Avere un padre o un fratello che ha avuto un tumore del testicolo aumenta il rischio, così come averne già avuto uno nell'altro testicolo.
Infertilità maschile, alterazioni del liquido seminale e alcune condizioni dello sviluppo testicolare si associano a un rischio più alto.
Spesso il primo segnale è scoperto dal paziente stesso, durante l'autopalpazione o casualmente. I segni più comuni sono:
Un dolore improvviso e violento al testicolo, soprattutto nei ragazzi, può indicare una torsione: è un'urgenza chirurgica. Chiama il 112 / 118 o vai subito al Pronto Soccorso.
Il percorso diagnostico è rapido. A differenza di altri tumori, di norma non si esegue una biopsia preventiva del testicolo.
Lo specialista palpa entrambi i testicoli, l'addome e i linfonodi e raccoglie la storia clinica, compreso un eventuale criptorchidismo.
È l'esame fondamentale: distingue una massa solida all'interno del testicolo da cisti, idrocele o infiammazioni. È indolore e senza radiazioni.
Un prelievo di sangue misura alfa-fetoproteina (AFP), beta-HCG e LDH, utili per la diagnosi, la stadiazione e il controllo nel tempo.
Dopo l'intervento la TC valuta se la malattia ha coinvolto i linfonodi addominali o altri organi, definendo lo stadio e le cure successive.
Le cure sono decise da un team multidisciplinare in base al tipo di tumore e allo stadio. Prima di iniziarle è consigliato valutare la conservazione del seme.
L'asportazione del testicolo malato per via inguinale è il primo passo, sia diagnostico sia terapeutico. Se desiderato, si può inserire una protesi testicolare.
Negli stadi iniziali a basso rischio, dopo l'intervento si può scegliere un programma di controlli regolari con esami del sangue e TC.
Nei casi a rischio più alto o con malattia estesa, la chemioterapia e, per alcuni seminomi, la radioterapia permettono di guarire la maggior parte dei pazienti.
Nella maggior parte dei casi sì: il testicolo rimasto è in genere sufficiente a garantire fertilità e produzione di testosterone. Poiché chemio e radioterapia possono ridurre temporaneamente o in modo duraturo la fertilità, è consigliato crioconservare il seme prima delle cure.
Dopo una doccia calda, con lo scroto rilassato, si fa scorrere delicatamente ogni testicolo tra pollice e dita, cercando noduli, indurimenti o cambiamenti di volume. L'epididimo, la struttura morbida dietro il testicolo, è normale. In caso di dubbio basta chiedere al medico.
Sì. Visita, ecografia, esami, intervento e terapie oncologiche sono erogati dal SSN. Con la diagnosi di tumore si ha diritto all'esenzione dal ticket per patologia oncologica (codice 048) per le prestazioni collegate, richiedibile alla propria ASL.
Scopri di cosa si occupa l'Urologia Oncologica, la sotto-specializzazione dedicata ai tumori dell'apparato urinario e genitale maschile.